“La sfida del cardo”

Tratto da “LA CASA CON GLI OCCHI”. 20 racconti per volare nonostante tutto.

Di Lodovico Alessandri. R.C.E. Edizioni

Il cardo di montagna era lì conficcato nel composto umido che lo aveva generato e mostrava la sua fierezza ostentando le sue nobili foglie spinose e frastagliate. Le muoveva con maestria ondeggiando lentamente il fusto striato e nella immensa immobilità delle cime scoscese che lo avvolgevano, si compiaceva di essere ammirato ed invidiato dalle aride montagne per il solo fatto di essere, lui, creatura vivente. E quando durante l’estate si apprestava a far esplodere i suoi boccioli piumosi in un caleidoscopio sgargiante di fili dorati custoditi in segreto per lunghi mesi al riparo dalle sue ostiche spine, gridava di gioia emanando profumi sublimi e attirando gli insetti affamati che sprofondavano nei suoi colori e si smarrivano ebbri nel fastoso banchetto. Le montagne possenti stavano a guardare. Ed ogni giorno il cardo dava sfoggio della sua generosità affinché quelle rocce morte da sempre, che pur lo sovrastavano, potessero provare vergogna della loro eterna inutilità. Un mattino colsi il cardo tagliandone con cura lo stelo fibroso. La sua leggendaria fierezza non gli consentì di emettere un lamento; solo percepii un nervoso movimento delle ultime foglie candide che tentavano di difendere il nido colorato torcendo appena le spine rigide. A sera lo posai sopra un vecchio tavolo di legno e lì lo dimenticai. L’indomani il cardo adagiato sul tavolo era contorto su sé stesso, asfissiato dalle sue foglie accartocciate e strangolato dalle sue spine velenose; era morto, era grigio, del colore delle rocce morte ch’egli aveva sfidato. I suoi filamenti lucenti erano polvere friabile che con un soffio svanì nell’aria. Lo stelo coriaceo con le curve lacerate dall’agonia era ripiegato verso l’alto, verso quel cielo che lo aveva illuminato ed al quale d’istinto aveva chiesto l’estremo aiuto. E le montagne immortali stavano a guardare.