“Cognac”

Tratto da “LA CASA CON GLI OCCHI”. 20 racconti per volare nonostante tutto.

Di Lodovico Alessandri. R.C.E. Edizioni

L’asfalto funereo era stato appena sostituito da un lastricato di pietra grigia che sapeva di antico. La pioggia schizzando negli interstizi colorava di riflessi nuovi il vecchio marciapiede del Corso che pareva accendersi ad intermittenza come un gran pavese in occasione delle feste natalizie. L’autunno era piombato all’improvviso infagottando nella nebbia il piccolo paese lucano. All’interno del bar acquattato dietro una vetrina di alluminio appannata, la puzza di fumo di sigaro si fondeva con l’aroma del caffè sprigionato dalla fiammante macchina a pulsanti cromati. Figure oscure camuffate da ampi giacconi con il bavero sollevato, sembravano sprofondare inghiottiti dai loro berretti di lana calati sulle orecchie. D’improvviso si spalancò la porta bagnata dalla pioggia ed entrò un omino alto poco più di un metro e mezzo; giacca grigia abbondante, calzoni neri con ginocchio deformato, scarponi zuppi e basco abbassato sul naso.

“Duie cognac!” Ordinò in dialetto rivolto alla graziosa Maria che pareva volasse dietro il bancone avvolta nel suo sinale bianco. “Uno pe’mme e n’ate pell’amico mio!”. Pronunciato l’ordine si accostò al banco e, avvicinata una mano sul piano si pose in attesa. Le figure grigie parvero non accorgersi della presenza dell’omino, rimasero immerse nella nebbia dei sigari fissando gli ultimi granuli di caffè incollati dallo zucchero nel fondo dei bicchieri. Maria servì i due cognac in bicchieri allungati che recavano sul bordo la traccia bianca a garanzia della giusta dose. Né un millimetro più né un millimetro meno. L’omino afferrò il primo bicchiere e lo svuotò in un sol sorso inclinando il capo all’indietro. Emise una profonda espirazione di soddisfazione poi, volgendo il capo all’intorno momorò a voce alta affinché tutti ascoltassero: “Ah! Se n’è jute!”. Così dicendo catturò il secondo bicchiere e lo trangugiò in un baleno. Poi infilando la mano nella profonda tasca dei calzoni ne estrasse alcune monete che depositò sul banco, salutò e scappò via. Solo in quel momento i presenti sembrarono scuotersi dal torpore incantato della locanda e presero a commentare la saporita sceneggiata di Mastro Cocuzzo che ogni giorno entra nel bar con il suo amico virtuale e ne esce soddisfatto e sacrificato alla doppia dose di un profumato cognac.