Convegno a Garrufo di S.Omero su Carlo Levi. 7.08.2006

UN CAGNOLINO di nome Barone

Sarebbe poco ortodosso attribuire ad un cagnolino bastardo poteri mediatici e tuttavia, nella sua assoluta inconsapevolezza  era stato protagonista di uno degli itinerari più inaspettati  del secolo scorso. Aveva viaggiato in un vecchio vagone ferroviario sulla linea Napoli-Taranto, aveva conosciuto gli squallidi uffici  degli impiegati della stazione di Tricarico ed aveva esplorato e fiutato i pavimenti di marmettoni polverosi  della stazione di Grassano. Aveva vissuto con imbarazzo per qualche tempo tra i mobili sontuosi ed i marmi lucidati della dimora di Sua Eccellenza Mazzarella  Podestà di Grassano e si era accompagnato con minore fierezza anche al fratello di costui. L’ultimo trasferimento dalle dimore nobiliari alle capanne proletarie dei contadini di Grassano non fu mai  spiegato con sufficiente chiarezza; sta di fatto che la grande nobiltà d’animo dei contadini di Grassano e la loro innata generosità, allorquando decisero di premiare un amico importante con il regalo più prestigioso di cui potessero disporre, consegnarono il bastardino a Carlo Levi che, accoltolo con un salto nell’automobile governativa, sotto l’attento controllo delle guardie incuriosite lo trasportò sino alle cime alte dei calanchi di Aliano dove visse ancora a lungo nella casa bianca sull’orlo del burrone, tingendosi il pelo di rosa ogni qualvolta la pioggia, entrando dalle tegole malmesse, bagnava il pavimento della camera da letto dell’Autore e scioglieva il colore rosso delle mattonelle di cemento.

Barone.

Questa discreta creatura diventa protagonista di strani eventi, di racconti di miseria, di cronache di storia, di confini, di trasferimenti ed assegnazioni di un politico scomodo. Primo attore di avvenimenti magici e misteriosi che il mondo probabilmente non avrebbe conosciuto se Levi, nella sua alta sensibilità ed accompagnato dal suo cagnolino bianco, non avesse amato quelle sue terre di confino dove fu tenuto segregato dal 3 agosto del 1935 al 20 maggio del 1936.

“Era stato trovato in treno, sulla linea che da Napoli va a Taranto, con un cartellino appeso al collare che diceva: il mio nome è Barone, chi mi trova abbia cura di me”

Lo presero i ferrovieri di Tricarico, lo regalarono ai ferrovieri di Grassano, il Podestà di Grassano se lo fece dare dai ferrovieri e ne fece dono a suo fratello, tutti lo conoscevano e tutti, a Grassano, lo consideravano un essere straordinario.

Egli era dunque, davvero, un barone, un signore, un essere potente, che bisognava rispettare ” Cristo si è fermato a Eboli – Carlo Levi.

IL PARCO LETTERARIO

Così come fu ideato dal compianto STANISLAO NIEVO è un luogo nel quale gli elementi che lo compongono sono  tasselli,  piccoli frammenti, forse sassi, pietre e alberi, ma anche il profumo dell’aria nell’ambito di un luogo che un Autore ha descritto affidandone la memoria al futuro.

La fantasia e l’immaginazione del lettore danno vita a suggestioni personali che molto spesso rimangono tali.  Talvolta queste suggestioni possono essere confrontate con la oggettività e la realtà dei luoghi che sono stati fonte di ispirazione letteraria. Ecco allora l’esigenza di mantenere intatte quelle pietre, quei sassi, quelle case o quei profumi affinché possano continuare ad evocare sensazioni,  suggestioni, stupore ed interesse.

Se tali luoghi hanno perduto parzialmente o completamente i simboli e gli elementi che avevano suscitato nell’autore le emozioni riportate nei suoi scritti, possono provocare  forti delusioni in colui che, dalla loro visita, si attende uno stimolo forte o almeno una  suggestione  da confrontare con le impressioni tratte dalle letture

Per loro (i contadini), i fianchi dei monti, il fondo delle grotte, il fitto delle foreste sono pieni di oro lucente, che aspetta il fortunato scopritore”

Rileggendo oggi il CRISTO di LEVI ci si accorge come tutto ciò che ci circonda in questo paese sia ancora attuale e misteriosamente intatto.

Basti pensare a quella sorprendente espressione delle case sparse nel centro storico. Sono case dal volto apotropaico con occhi quadrati e bocche giganti. Sono case con gli occhi che osservano i passanti, ammoniscono i forestieri, controllano gli accessi del paese.

Ma molti sono ancora gli spunti che si ricavano dalla lettura del “Cristo” intrisi di magia e di esoterismo.

La madre era tale da fare davvero paura; piccolissima e tozza, aveva una fronte bassa tanto, che l’ attaccatura dei capelli, blu-neri e lisci, in due grandi bande separate da una riga diritta, quasi toccava le sopracciglia, anch’esse folte e scure. Sotto, c’era un piccolo viso di animale selvatico, dal naso corto, con le narici aperte, e una piccola bocca carnosa, dai denti bianchi aguzzi. Ma quel viso pallido, in tutto quel nero di capelli e di ciglia, era riempito dagli occhi, pieni di follia, enormi, lontani, larghi nelle tempie, chiarissimi, azzurro-verdi. Che facevano pensare a un lago dai bordi pericolosi di sabbie mobili”

E ancora:

Che ci fossero, da queste parti, dei draghi, nei secoli medievali, non fa meraviglia: né farebbe meraviglia se ricomparissero ancora, anche oggi, davanti all’occhio atterrito del contadino

E sulle grotte disseminate lungo i confini del centro storico:

Le facciate  di tutte le grotte, che sembrano case, bianche e allineate, pareva mi guardassero, coi buchi delle porte, come neri occhi”

Tutta la Lucania è ancora ricca di tradizioni esoteriche che spesso ricorrono nelle filastrocche o nei canti tramandati dalle precedenti generazioni:

Perché quel vecchio aveva un potere arcano, era in rapporti con le forze sotterranee, conosceva gli spiriti, domava gli animali. Il suo antico mestiere era l’incantatore di lupi. Girava per i paesi di queste montagne, seguito da mandrie di lupi feroci. Perciò egli era temuto e onorato”

E ancora

I sonnamboli diventano lupi, licantropi. Escono la notte e si radunano tutti insieme attorno alla fontana. Bisogna stare molto attenti quando ritornano a casa.”

LA CASA DI LEVI

E’ una casa intatta, quasi dimenticata. Basterebbe un cappello appeso al chiodo per immaginarla misteriosamente e frettolosamente abbandonata. Come si svolge la visita all’interno della casa? Seguendo scrupolosamente le istruzioni contenute nell’opere di Levi:

La casa dove finalmente pochi giorni dopo, andai ad abitare, era, si può dire, l’unica casa civile del paese. Era composta di tre stanze, una in fila all’altra. Dalla strada, si entrava in cucina, dalla cucina nella seconda camera, dove io misi il letto; e di qui si passava ad una stanza grande, con cinque finestrelle, che fu la mia stanza di soggiorno e il mio studio di pittura. La camera da letto dava su un balconcino, da cui una scaletta saliva, sul fianco della casa, alla terrazza che la copriva tutta: Di qui la vista spaziava sui più lontani orizzonti…Lo studio e la terrazza avevano un pavimento a scacchi colorati, come in certe sagrestie di campagna. Le piastrelle di poco prezzo stingevano, quando erano bagnate, e Barone, che amava rotolarsi per terra follemente, diventava allora, di bianco che era, un cane rosa”

Il libro continua:

C’era un gabinetto, senz’acqua naturalmente, ma un vero gabinetto, col sedile di porcellana. Era il solo esistente a Galliano, e probabilmente non se ne sarebbe trovato un altro a più di cento chilometri tutt’attorno.”

Ma il fulcro attorno al quale è ruotata tutta la permanenza di Carlo Levi a Gagliano è stato il camino ubicato nella prima stanza a confine con il vicolo. Quel camino ha veramente scandito lo scorrere delle stagioni ed intorno a quel camino si materializzavano creature misteriose che la  ingenuità popolare aveva identificato in figure angeliche.

Una sera, venne da me un contadino per farsi rinnovare la medicatura. Io buttai in terra il cotone e chiamai Giulia  perché lo scopasse via. –E’ già calata la sera-mi rispose Giulia,- non posso buttarli, l’angelo si sdegnerebbe. Al crepuscolo, in ogni casa, scendono dal cielo tre angioli. Uno si mette sulla porta, uno viene alla tavola, e il terzo a capo del letto. Guardano la casa e la difendono. Né i lupi né gli spiriti cattivi ci possono entrare, per tutta la notte. Se io buttassi le spazzature attraverso la porta, potrei buttarle sul viso dell’angelo che non si vede; e l’angelo si offenderebbe, e non tornerebbe mai più.”

Questa casa è stata recentemente oggetto di restauro. Non si è trattato tuttavia di un restauro architettonico proprio per non voler eliminare né alterare il pathos che regna ancora all’interno delle sue mura. La casa è ancora lì oggi come ieri; pronta a testimoniare il suo importante ruolo di contenitore e generosa nel restituire i suoni e le parole registrate nei suoi grigi intonaci.

E’ rimasta vuota, senza arredi, nuda come la trovò Levi il giorno in cui gli fu offerta per trascorrervi l’esilio. E’ solo stata posta in sicurezza con semplici interventi non invasivi.

Un impianto in multivisione proietta sui muri le antiche vicende di Aliano, i suoi personaggi, gli animali, la sua natura selvaggia. Poco a poco le mura imbiancate restituiscono voci e suoni di un tempo cristallizzato; ombre cinesi in movimento sui muri per creare inattese suggestioni. Si alternano i volti dei personaggi di Levi, i rumori del frantoio, le immagini sperdute delle valli di argilla. Poi, tutto ritorna nel buio originale e nel silenzio ancestrale dei calanchi assolati.

IL CONGEDO

…Feci caricare le mie casse, chiusi con la grossa chiave la porta di casa, diedi un ultimo sguardo ai monti di Calabria, al cimitero, al Pantano e alle argille; e una mattina all’alba, mentre i contadini si avviavano con i loro asini ai campi, salii, con Barone in gabbia, nella macchina dell’americano, e partii…E pensai con affettuosa angoscia a quel tempo immobile, e a quella nera civiltà che avevo abbandonato”

Finisce così il “Cristo si è fermato a Eboli” ed inizia così il Parco letterario® Carlo Levi.

Lodovico Alessandri