Congresso distrettuale Rotary. Maratea 2007.

POLVERE  AUTENTICA

Breve denuncia sui metodi di restauro dei luoghi che furono fonte di ispirazione letteraria di Lodovico Alessandri

Usiamo spesso termini come Restauro, Conservazione, Recupero, Tutela e Ristrutturazione confondendo talvolta anche le etimologie di tali significati.

Noi Tecnici, Amministratori, Costruttori siamo portati ad abusare del termine “Valorizzazione” che racchiude in sé  un nobile potenziale ma che nella tradizione corrente  troppo spesso si trascina dietro una coda vergognosa di mistificazioni e trasformazioni al limite della legittimità. Non voglio, né ho l’autorevolezza per riaprire su queste righe il secolare dibattito sui temi del Restauro; dalle integrazioni invisibili proposte da Viollet Le Duc, al mantenimento dello stato di fatiscenza testimoniato da Jhon Ruskin,fino  agli interventi filologici suggeriti da Camillo Boito agli inizi del ‘900 secondo il quale ciascun intervento di restauro doveva mostrare in maniera evidente la riconoscibilità dell’intervento stesso.

Proviamo però per un solo momento a tralasciare il tema del restauro finalizzato al riutilizzo di un bene architettonico a scopi residenziali per il quale interviene una molteplicità di fattori che legittimamente legano il volume architettonico alle funzioni specifiche che l’uomo dovrà svolgervi. Prova ne sono il consolidamento delle strutture per resistere agli agenti sismici, la sicurezza degli impianti, l’igiene dei locali abitati assicurato dalla giusta ventilazione, i fattori di  insolazione, il comfort  abitativo. E tuttavia, per rimanere ancora pochi istanti sul tema del restauro abitativo, troppi errori stiamo commettendo in nome di uno sfrenato senso del recupero che spesso altera in modo irresponsabile il manufatto originario al punto da  comprometterne irrimediabilmente  l’antica ed austera personalità. Abbiamo esempi concreti molto frequenti all’interno dei nostri piccoli centri storici nei quali le volumetrie cosiddette “Restaurate” all’insegna di  frenetiche normative tecnologiche, appaiono opache, private dell’anima che ne caratterizzava la forza espressiva, alterate nelle viscere più profonde delle loro arcaiche strutture, rifatte ad immagine e somiglianza di una autenticità cancellata.

Ma tornando al tema specifico della valorizzazione di un luogo, di un’ opera, di una pietra o di un’architettura che nel passato avevano stimolato la fantasia e le emozioni di un artista tanto da configurarsi come elementi essenziali di fonte di ispirazione letteraria, le cose assumono aspetti più rilevanti e la gravità della manomissione emerge in tutta la sua brutalità. Il progetto di valorizzazione promosso da “I Parchi Letterari” si fonda sul concetto che i luoghi raccontati dai nostri letterati non solo debbano essere conservati e tutelati ma anche e soprattutto riscoperti, affinché la loro funzione di “testimoni”; delle ispirazioni letterarie non venga cancellata dal tempo e dalla ignoranza, né venga alterata da interventi sconsiderati che decretino la cancellazione definitiva e totale delle tracce del tempo. Molte città e paesi, molti luoghi  e paesaggi spesso sconosciuti, nascosti o ai margini dei grandi itinerari turistici nazionali hanno dato i natali a grandi Autori, poeti o scrittori, sono stati oggetto di descrizioni spesso profonde e suggestive, sono stati protagonisti di vicende struggenti ed appassionanti, palcoscenici naturali di vita quotidiana, vissuta con intensità, sofferta con poesia o descritta con divertente ilarità. Questi teatri  naturali, spesso unici nel loro genere, incastonati negli apici dei monti, confusi nell’ombra dei boschi o abbagliati dal sole delle valli sono stati  visitati spesso attraverso l’immaginazione dei lettori senza però essere stati da loro conosciuti. <strong>I brani di una poesia, la cronaca cruda di una vita di stenti, le note di un’antica canzone o le parole semplici di una filastrocca  dirette ad un personaggio immaginario, ad una montagna possente o ad un fiume pigro possono aver  creato nella immaginazione del lettore un’opinione così personale e soggettiva da stimolare spesso in lui il desiderio di riscontrare sui luoghi reali tali sensazioni e scoprirne le rispondenze geografiche e storiche, i profumi dei luoghi, i colori delle case, i sapori delle erbe,  immergendosi in esse per carpirne i segreti più profondi. Nonostante la cura e la professionalità profusa da Amministratori, Tecnici e Soprintendenze, l’impressione generale che si avverte inoltrandosi  nel labirinto di antichi quartieri è quasi di smarrimento. Non si sentono più gli odori del fieno, né quelli del letame delle stalle. Non si vedono più i portoni sgangherati e consumati dal tarlo e dalla pioggia; non si odono più i ragli dei somari né i colpi degli zoccoli sui selciati. L’invasione ossessiva degli interventi di recupero ha trasformato il bene originario creando una copia perfetta ed impeccabile dello stesso. I vetri ondulati delle piccole finestre oscure e sbilenche sono sostituiti da vetri termici a camera d’aria. Le tegole sono allineate senza imperfezioni e le chiome di argilla frastagliata che incorniciavano le vecchie case creando bizzarre prospettive animate, sono sostituite da elementi prefabbricati modellati con accattivante messa in piega; trasformate in schieramenti perfetti sottolineati dal colore metallico delle nuove gronde di rame. I pavimenti sono in ceramica antichizzata ad imitazione del cotto fatto a mano, con riproduzione perfetta delle efflorescenze, delle imperfezioni e del colore. Le case restaurate sono pulite, quasi candide e l’antica patina dei soffitti anneriti, degli intonaci scrostati, dei camini in pietra, dei pavimenti in cotto spezzato e della polvere sovrana sulle orditure di legno è andata perduta.  D’ un colpo cancellata.

E’ovvio che un intervento di restauro statico-conservativo abbia la finalità di restituire al fruitore contemporaneo il bene agibile ed in condizioni di massima sicurezza. E’ altrettanto vero però che quel bene non conserverà più le testimonianze misteriose dell’architettura spontanea che colpirono l’immaginazione dei nostri Autori, né potrà più esprimere le emozioni autentiche che gli antichi soffitti maleodoranti e neri di fuliggine suscitarono nell’animo di alcuni scrittori che da tali elementi erano stati profondamente suggestionati. In altre parole, sebbene si siano affrontati sforzi economici non indifferenti per preservare e valorizzare gli elementi e gli ambienti che furono fonti inesauribili di ispirazione letteraria, le testimonianze di autenticità appaiono opacizzate, soffocate e spesso non più percepibili. La proposta avanzata in queste brevi note vuole porsi come alternativa provocatoria ai cosiddetti interventi strutturali di “Restauro”e suggerire una nuova tipologia di azione fondata non sulla trasformazione strutturale ma piuttosto sulla cristallizzazione di ciò che di autentico è rimasto e sulla sensibilizzazione degli animi posti a contatto con realtà testimoniali non mistificate. Gli antichi agglomerati urbani che ritroviamo spesso raffigurati nelle tele ad olio o descritti da Autori sensibili nelle loro opere letterarie sono scomparsi. Al loro posto sono rimasti simulacri solidi ed incrollabili, moderatamente imbiancati, che a stento mostrano le vestigia timide di una vita di miserie vissuta in un’epoca senza tempo. Si pensi alla struggente cronaca di Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato a Eboli”

“Polvere Autentica” potrebbe essere dunque lo slogan della proposta che nella sua essenza integralista vorrebbe non alterare nulla rispetto a quanto la natura, la storia o gli eventi calamitosi abbiano già fatto. Solo aderendo a questa prospettiva, potrà dirsi interamente soddisfatta la corrispondenza precisa tra un’ opera letteraria e l’ambiente ispiratore della medesima. E solo adottando questi accorgimenti potremo con orgoglio stupirci nel ritrovarci, increduli e come d’incanto, in ambienti nei quali nulla è mutato ed ogni oggetto è rimasto incollato al suo posto originale, come era stato annotato nelle pagine letterarie,  cosparso della polvere autentica che lo ha conservato nel tempo. In tali strutture, tutto dovrebbe essere scrupolosamente conservato nello stato, nei colori, nelle fatiscenze  e nella labilità  in cui l’oggetto è stato descritto. Non potrà esservi spazio per alcuna sostituzione strutturale, né impiantistica, né accessoriale; nessuna aggiunta né trasformazione di elementi estranei, artefatti o contraffatti. Poter riaprire al pubblico strutture fatiscenti di così intenso valore testimoniale comporta l’avvio di adeguati adempimenti atti a garantire la messa in sicurezza di tutto ciò che ancora rimane miracolosamente in vita, prima che il tempo compia la sua inarrestabile eutanasia e prima che le esigenze di riuso possano promuovere interventi invasivi di restauro che cancellerebbero ogni traccia delle antiche ed originali suggestioni.

Le facciate che nei racconti il terremoto ha divelto e sbriciolato, le orditure in legno delle coperture svergolate dal tempo e imbarcate dal carico non possono essere sostituite, poiché qualunque intervento di ricostruzione avrebbe la patente del falso o quanto meno della copia di una autenticità scomparsa. Del resto la sostituzione dei manufatti fatiscenti, il consolidamento delle fondazioni e delle strutture di copertura e la ricostruzione dei volumi compromessi porterà probabilmente la casa a riacquisire la sua integrità strutturale e la sua fisionomia tipologica, ma essa rimarrà sempre una copia, perfetta quanto si vuole, di ciò che oggi non esiste più. E’ necessario dunque un percorso più rigoroso e forse più rispettoso nei confronti di questi brandelli di storia e di letteratura. Un approccio delicato come polvere magica sparsa sulle rovine per la loro protezione nei secoli. Attraverso la forza imprigionata negli scapoli di pietra e cristallizzata sui tavolati in legno e sulle orditure dei solai di castagno la casa potrebbe poco a poco ridestarsi e raccontarci la sua storia individuando una sorta di itinerario a ritroso tra i volumi della rovina con partenza dalle suppellettili originali, dagli accessori della vita domestica, agli arredi in ferro, ai portoni sbrindellati fino a spingersi nella esibizione di dettaglio degli arnesi da lavoro, degli utensili da cucina, dei tendaggi, degli intonaci interni colorati di rosa e di celeste  per esorcizzare il colore nero che permeava di lutto eterno la triste esistenza della civiltà contadina meridionale. Il turista, lo studioso, il viaggiatore devono sapere sempre se il luogo oggetto della loro visita sia artificiale o autentico. Se artificiale o ricostruito, egli deve conoscere le ragioni che hanno portato ad effettuare quella scelta; se autentico, egli deve avere la garanzia che tutto ciò che in esso è conservato, corrisponde esattamente alle impressioni ed alle suggestioni provocate negli Autori letterari nel periodo esatto in cui gli stessi ne trassero fonte di ispirazione.

 Lodovico Alessandri